4 de gener de 2018

"L'ARCHIVISTA" DI LORIANO MACCHIAVELLI

[L'Iperione, 4 gennaio 2018]


Uno scippo in via Rizzoli, nel pieno centro di Bologna, ad opera di alcuni malviventi a bordo di un'automobile, manda in coma una giovane studentessa, tale Norma Valini.

Un atto di criminalità comune che non lascia indizi e testimoni lungo la strada, o per lo meno nessuno sembra essere in grado di scovarli; lo scippo ha il destino segnato, divenire un fascicolo da collocare nell'archivio tra i casi irrisolti. Qui, a smistare le scartoffie, ci sta però Lo Zoppo. Di lui si dice che un tempo fu uno di quelli bravi, tra i pochi a portare i risultati a casa. Poi un incidente in servizio gli fece perdere l'uso della gamba e da allora è incastrato in un presente fatto di sole carte bollate e cadenzato dal rumore di un bastone. 

Si apre così "L'Archivista", romanzo noir di Loriano Macchiavelli.

Ma chi è questo Zoppo? Il vice ispettore aggiunto Poli Ugo, cosi è conosciuto all'anagrafe, è un uomo solitario, agisce dentro e fuori la polizia e talvolta sembra avere la capacita di poter aspirare anche alla femme fatale di turno. 

Ma non lasciatevi ingannare da queste parole. Egli è tutto tranne che fascinoso. Non ha il benché minimo senso dell'umorismo. Non ride mai, al massimo si lascia andare qualche impercettibile ghigno. Non è neanche l'investigatore maledetto che se ne sta in un qualche oscuro bar a bere whisky e fumare sigari. Figuriamoci, il Nostro è astemio. 

Ma allora chi è realmente costui? Nient'altro che un questurino dai metodi pontifici, uno, a detta dei suoi colleghi e del narratore, che è meglio tenere alla larga. 

Ma attenzione cari lettori, non bisogna pensare di ritrovarsi dinnanzi ad un Rocco Schiavone qualsiasi, Poli Ugo non è un (anti)eroe che strizza l'occhio al lettore rendendo agevole l'immedesimazione.

Lo Zoppo è una bestia, un ruffiano forte coi deboli e asservito ai potenti, un fascista dalle tendenze psicopatiche; per capire ciò basti pensare ad un racconto successivo a "L'Archivista", dove lo troviamo intento nello sperimentare una cura alternativa a quelle dei SerT: usare ripetutamente il suo bastone su un giovane tossicodipendente che per sua sventura si è imbattuto sulla sua strada.

"L'archivista", che uscì con Mondadori nel lontano 1981 nelle sole edicole, grazie ad Einaudi nel 2016 ha varcato finalmente la soglia delle librerie, permettendo a vecchi e nuovi lettori di (ri)avere tra le mani questo prezioso noir. 

Nonostante siano passato quasi quarantanni dalla sua pubblicazione, "L'archivista" mantiene inalterato il proprio valore, un romanzo che ci ricorda quanto la letteratura di genere, oltre ad intrattenere (e questo titolo lo fa egregiamente), sia uno strumento eccezionale per parlare della società che viviamo. Lo Zoppo ci cala in una realtà schifosa, fatta di piccoli borghesi dallo spirito prevaricatore, un pugno allo stomaco del lettore che non ha alcuna ancora di salvezza ed una poderosa spallata verso le molte produzioni nostrane che si tingono di nero, ma che in realtà di questo colore hanno davvero ben poco.

Per anni mi sono sentito dire che, per un amante della letteratura di genere, la lettura di Macchiavelli era cosa necessaria. Ora il perché lo so.




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