5 de març de 2016

"Camille" di Pierre Lemaitre: l'ottima conclusione della trilogia noir

[CriticaLetteraria, 4 marzo 2016]

 Nicola Campostori


L'inesorabile puntualità del destino, la somma casuale delle coincidenze. È questo che ci salva, o ci condanna. Questione di pochi secondi: quelli che bastano ad Anne, la nuova compagna del comandante Camille Verhœven, per incrociare per caso due efferati rapinatori prima che indossino il passamontagna. Visti in viso, i criminali non perdono tempo e massacrano di botte la malcapitata prima di entrare nella gioielleria che vogliono derubare.

Già dalla scena d'apertura, Lemaitre dimostra tutta la sua maestria: la ricostruzione da parte di Camille di ciò che è successo segue ritmi perfetti, spruzzati dell'ironia prospettica con cui si guarda un avvenimento nel suo svolgersi ma già sapendo cos'è successo (lasciando però il lettore sulle spine in attesa di scoprire la fine che ha fatto Anne). Nonostante non ci sia stato un assassinio, sarà infatti Verhœven (che è a capo della Omicidi) ad occuparsi del caso, per rintracciare la banda di criminali che ha fatto così male alla sua donna. Inaspettatamente, però, si troverà di fronte ad un piano machiavellico, davvero geniale. Nonostante Anne li abbia visti in volto, l'accanimento nel volerla eliminare (cercando anche di colpirla in ospedale) sembra esagerato: nel comandante nasce il sospetto che sotto ci sia qualcosa di più scottante, e subito subisce il peso della sua responsabilità nel salvaguardare l'incolumità della compagna. Ma come fare, visto che l'indagine non dovrebbe nemmeno spettargli? Per quanto tempo Camille potrà tenere nascosta la sua relazione con Anne, quanto potrà mentire ancora ai suoi superiori? Il pericolo che lei sta correndo, oltretutto, riapre la ferita della morte di Irène, mai davvero superata; quel lutto complica i sentimenti di Camille, che nella nuova compagna ha trovato uno stimolo per vivere e amare ancora, ma che non può dimenticare sua moglie, afflitto dal modo brutale con cui è stata assassinata. Lo stesso atteggiamento di Anne, che si ostina a definire il loro rapporto “transitorio” nonostante ormai sia consolidato, rende la situazione emotiva del protagonista un vero guazzabuglio.

Al terzo volume dedicato a Camille, la scrittura di Lemaitre è ormai inconfondibile. Il narratore esterno, grazie all'uso del tempo presente e ad una prosa vivace, è l'intermediario tra i protagonisti e i lettori, spiega le intenzioni e i pensieri dei primi chiamando in causa le esperienze dei secondi. Nella prosa vi sono anche incursioni in prima persona di uno dei rapinatori, sicuro di sé fino alla spavalderia, che dona al personaggio quel fascino che hanno i cattivi più riusciti. Lemaitre ci ha abituati ai ribaltamenti, ed anche in Camille arriva il colpo di scena, che sconvolge la vita del protagonista rivoltandola completamente; il comandante è giunto alla conclusione di un ciclo (degno finale per la trilogia) e sembra disposto a giocarsi tutto, carriera e posto in polizia compresi, pur di mettere termine al caos che il destino gli ha impiantato nel cuore. Ma siamo proprio sicuri che sia il fato a regolare le nostre vite? Esistono due cose che non sono collegate tra loro? Come da tradizione, l'eroe dovrà fare i conti col passato. Per Camille si tratterà di una scelta davvero definitiva, che chiude la sua bella saga letteraria. È troppo sperare in un ripensamento di Lemaitre?

Camille
di Pierre Lemaitre
Mondadori, 2015
Traduzione italiana di Vittoria Vassallo
pp. 295
€ 17,00



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